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Archivio per febbraio 2009

Murianengo

28 febbraio 2009

Produzione veramente limitata per questa perla casearia della Val di Susa; tanto limitata che il formaggio, ogni anno, ad ottobre, viene messo all’asta. Solo due casari producono ogni anno, rigorosamente in alpeggio, una cinquantina di forme.

I pochi che avranno la fortuna di assaggiarlo noteranno una certa somiglianza con un Castelmagno stagionato con cui il Murianengo ha in comune una diffusa erborinatura (dopo almeno 4 mesi di stagionatura); per ottenerla è necessario, in fase di produzione, rompere e pressare la cagliata.

Un Murianengo stagionato si sposa alla grande con un vino rosso di gran corpo, morbido, non troppo tannico e con una certa acidità per stemperare l’elevata grassezza del formaggio.
Per rimanere in zona: Barbera d’Alba Marun di Correggia.
Oppure anche un Chianti o un Montepulciano.

Consiglio comunque il suo utilizzo in risotti o affiancato alla polenta.

Formaggi

Cozze gratinate al forno

20 febbraio 2009

Si prende la cozza e si toglie la conchiglia cui il mitile non è attaccata.

Si prepara un impasto di:

pan grattato
parmigiano
prezzemolo
aglio
olio

L’olio serve per amalgamare il tutto e va usato con parsimonia (non si deve creare una crema ma un composto appena umido).

Si prende parte dell’impasto e lo si mette sopra la cozza, senza esagerare nella quantità.
Diciamo che, in base ai gusti, può riempire interamente il guscio al cui interno c’è la cozza, oppure ricoprire solo parzialmente il mitile.
(http://img18.imageshack.us/img18/9100/cozzegratinate984…9.jpg) (http://img15.imageshack.us/img15/1286/cozzegratinate989…3.jpg)

Dopo che si è riempita una teglia di cozze, la si mette in forno a 230° per 5 minuti, o fintanto che non si vede che il pangrattato è leggermente dorata.

A risultato ottenuto, si toglie dal forno, si mette su un piatto di portata e… si pappa.
:)

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Trota alla mollica saporita

20 febbraio 2009

per 2 persone

2 trote

150 g di pan carré

1 dl di vino bianco

3 dl di olio d’oliva extravergine

farina 00

aglio, prezzemolo, alloro, maggiorana, timo, salvia, rosmarino
(importante!)

Preparazione

Prendete le trote e… pulitele, lavatele, sbudellatele, decapitatele e sfilettatele!

A seconda del vostro grado di perizia e cattiveria avrete cosi’ ottenuto una discreta quantita’ di filetti di trota.
Prendete i filetti scampati al massacro e passateli nella farina, e lasciateli li, che vi siete
dimenticati di preparere la pentola con un filo d’olio per rosolarli.

Una volta rimediato alla vostra dimenticanza tutti contenti… lasciate i filetti dove stanno che c’e’ da preparare la mollica.

Prendete il pan carre’ e passatelo nel tritatutto (non tutto insieme, quanto ci sta… ma tutto alla fine).
Versate la mollica in una basia ed aggiungetevi in parti uguali le spezie (l’aglio spremuto con lo
spremiaglio che ogni bravo cuoco ha nel suo casssetto). La quantità? a naso, che non sia troppo saporito.

Sempreche’ il gatto non vi abbia mangiato i filetti prendeteli e metteteli più in alto che sennò fanno una brutta fine e dovete ordinare della pizza e non fa la stessa figura.

Prendete una teglia da forno e oliatela con l’olio rimasto, e accendete il forno, a 180 C.
Mentre il forno si scalda e’ giunta l’ora dei filetti… rosolateli da entrambe le parti, leggermente, senza cuocerli troppo e metteteli nella teglia.

Se non vi siete bevuti tutto il vino (lo so, in cucina fa caldo, è comprensibile…) aggiungetelo alla mollica aromatizzata e mescolate per bene.

Ricoprite i filetti con la mollica così avvinazzata e infornate a completare la cottura.

Io ce li ho tenuti una mezz’oretta, alzando a 200 C gli ultimi 5 minuti per far dorare la mollica, ma YMMV…

Servire caldo con contorno di patate lessate al rosmarino che avrete sicuramente preparato senza che io ve lo dovessi ricordare!

Buon Appetito!

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Carote sott’aceto

10 febbraio 2009

ingredienti per 2 vasi grandi e 1 piccolo: 1kg di carote, semi di cumino, un ciuffo di basilico e prezzemolo, 1 litro di aceto di vino bianco, sale, pepe in grani

preparazione:

- lavare le carote e tagliarle a bastoncini nel senso della lunghezza

Carote 1

- sbollentare le carote per un minuto in acqua salata

- sgocciolarle e aciugarle con cura su un canovaccio pulito

- mondare il basilico e il prezzemolo

- distribuire le carote nei vasi aromatizzando con semi di cumino, pepe, basilico e prezzemolo

- ricoprire di aceto bianco fatto prima bollire per un paio di minuti e intiepidito

- chiudere ermeticamente a raffreddamento completo del contenuto

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Polpettine di mangusta galerella in ragù di Koala

10 febbraio 2009

Ricetta di derivazione indiana riadattata secondo i canoni italiani.

Prendere una mangusta femmina di massimo 1 anno (sono più tenere in quanto fanno meno moto rispetto ai maschi), farle un’incisione alla carotide ed appenderla per le zampe posteriori su di un lavandino a su un catino, in modo da eliminare tutto il sangue che altrimenti darebbe alla carne un sapore piuttosto acidulo, poiché è un carnivoro.
Staccare le quattro zampe, che non trovano utilizzo, dopodiché con un coltellino molto affilato praticare un’incisione nella pelle lungo tutto il contorno del collo.
Prendere un lembo di pelle e, tenendolo ben saldo tirare con forza verso il basso, in modo da scuoiare l’animale in un colpo solo.
Eliminare anche la testa.
A questo punto eviscerarlo e lavarlo ben bene sotto l’acqua corrente in modo da levar via ogni residuo di sangue.
Porlo in una capace pirofila e coprirlo completamente con acqua e aceto (in rapporto 1 a 1) , avendo cura di inserire 3 o 4 bacche di ginepro che contribuiranno a togliere il sentore di selvatico.
Lasciare a macerare per 24 ore.

Prendere un Koala giovane che non abbia superato i 3 o 4 chili di peso staccare la testa, che non trova utilizzo, scuoiarlo con il metodo già spiegato, eviscerarlo, conservandone fegato e cuore e lavarlo sotto acqua corrente.
Farlo a pezzi secondo questo schema:
2 zampe anteriori comprese di sopracoscia, 2 zampe posteriori, 2 sopracoscia posteriori
2 mezzicorpi che provvederete a spaccare ciascuno in 3 parti più o meno uguali (complessivamente dovranno risultare 12 pezzi).
Mettere i pezzi in una pirofila capiente e ricoprirli completamente con un buon vino rosso corposo tipo Barbera, ed aggiungete un bel trito di cipolla carota, sedano ed un paio di foglie di alloro.
Lasciate macerare per 24 ore.

Il giorno dopo prendete la mangusta, sciacquatela e lessatela in acqua per circa 30 minuti, dopodiché toglietela dal brodo (che conserverete) e, con un po di pazienza, disossatela completamente.
Tutta la carne che ne otterrete passatela un paio di volte al tritacarne, dopodiché mischiatela con 2 uova, del parmigiano grattugiato, un cucchiaino di cumino, un cucchiaino di sale e un po’ di pepe secondo gusto.
Fatene delle polpette grandi come un uovo e friggetele giusto per il tempo che si crei la crosticina esterna.

Prendete i pezzi di Koala, asciugateli con un panno e passateli nella farina.
Filtrate il vino in un passino e mettete il trito di ortaggi in una capiente casseruola con olio abbondante e fate appassire, dopodiché inserite i pezzi di koala, il cuore e il fegato e fateli ben bene rosolare da ogni lato.
Quando avranno acquistato quel bel colore dorato, aggiungete, un po’ alla volta il vino che avevate filtrato e fatelo sfumare.
A questo punto aggiungete della passata di pomodoro (un chilo e mezzo dovrebbe bastare)e fate cuocere a fuoco lento per sei – otto ore.
Man mano che il sugo si asciugherà aggiungete qualche ramaiolo di brodo di mangusta, fino a cottura completa.
Una mezz’oretta prima che la cottura sia ultimata, aggiungete le polpettine di mangusta.
Solo a questo punto assaggiate ed eventualmente regolate di sale.
Quando impiatterete abbiate cura di mettere un pezzo di koala ed un paio di polpettine di mangusta, versandovi sopra una decina di gocce di Angostura.

Buon appetito.

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Il Bagòss

9 febbraio 2009

Il Bagòss è un formaggio la cui zona di produzione tipica è il comune di Bagolino, in provincia di Brescia, è denominato anche grana bresciano. È un formaggio a forma circolare e sulle scorze è inciso il nome di questo formaggio.

Notizie generali

Bagossi è il nome degli abitanti di Bagolino, piccolo comune dell’alto Bresciano, in Valle del Caffaro. Di qui nasce il nome del formaggio che si produce in quella valle. Un formaggio a pasta cruda e da latte parzialmente scremato, che in quest’area alpina assume caratteristiche assolutamente originali. La pezzatura è più grande di quella delle tome di montagna: pesa solitamente 16-18 chilogrammi, ma alcuni Bagòss arrivano anche a 20-22 chilogrammi. Si fa con il latte crudo di vacca (Bruno-Alpina): seguendo un’antichissima tradizione, durante la fase di rottura della cagliata i casari aggiungono un cucchiaino di zafferano. Stagiona a lungo: il disciplinare prevede almeno 12 mesi, ma la media è più alta (24 o 36 mesi). Durante l’affinamento la crosta è unta con olio di lino crudo, che le conferisce una tipica colorazione bruno-ocra. Formaggio nobilissimo, è affettuosamente chiamato dai locali il “grana dei poveri”. In effetti, quando è ben stagionato, si presta alla grattugia: ma il Bagòss è soprattutto uno straordinario formaggio da tavola. I produttori di tale formaggio usano il fuoco a legna e grandi pentoloni di rame. D’estate caseificano in alpeggio, d’inverno un disciplinare rigoroso prevede di alimentare gli animali soltanto con fienagione locale.

Il formaggio in questione è abbastanza carolotto, è poco diffuso e 24 mesi di stagionatura (il minimo perché sia buono :) fanno il costo, diciamo che si trova sui 30-40 € al chilo nei supermercati, magari andando a Bagolino si trova a meno…
Nella mia zona è diventato di moda, molti propongono ravioli al bagoss, risotto al bagoss…
Io continuo a considerarlo un formaggio da tavola.
Vale decisamente la pena:)

Formaggi

Miglio ai funghi

8 febbraio 2009

Ingredienti:

30 – 50 gr. di funghi secchi (o in alternativa funghi freschi curati, lavati e tagliati a fettine)
miglio decorticato (nella misura di un bicchiere per persona, circa, anche un po’ meno)
3 cucchiai di olio extravergine d’oliva
1/2 l. di brodo vegetale salato
un bicchiere di vino bianco
uno spicchio d’aglio
prezzemolo fresco tritato
una noce di burro

(le quantità potrebbero essere imprecise, io vado molto ad occhio)

Preparazione:

Mettete i funghi secchi in ammollo in acqua tiepida per qualche ora.
In una pentola antiaderente fate rosolare leggermente lo spicchio d’aglio tritato (o schiacciato) con l’olio extravergine d’oliva, aggiungete i funghi. Se i funghi sono freschi lasciateli cuocere per un po’ a fuoco vivo, mescolando spesso, fino a che non saranno appassiti. Se i funghi sono secchi, privateli dell’acqua d’ammollo (che conserverete) e passateli velocemente in pentola per asciugarli un po’.
Aggiungete il miglio precedentemente risciacquato e, sempre mescolando energicamente sulla fiamma vivace, fatelo tostare per un paio di minuti. Aggiungete poi il vino bianco, lasciando che l’alcol evapori.
Infine aggiungete gradualmente il brodo vegetale caldissimo: ne dovete mettere un paio di mestoli per volta, e lasciare che si assorba di volta in volta, mescolando spesso e mantenendo la fiamma bassa (il procedimento è lo stesso della preparazione del risotto).
Se il brodo non dovesse bastare, aggiungere anche l’acqua di ammollo dei funghi (se secchi) o dell’acqua bollente. Il miglio e i funghi devono cuocersi perfettamente.
Quando saranno cotti, aggiungere il prezzemolo crudo, tritato fine, e lasciar asciugare un po’ mescolando continuamente ed alzando un po’ la fiamma.
Spegnare il fuoco ed aggiungere la noce di burro a crudo, mescolando il tutto.

Può essere servito con parmigiano grattugiato.

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Latte dolce fritto

8 febbraio 2009

1 lt. di latte
150 gr. di farina
100 gr. di zucchero
6 uova
1 limone
olio
pane grattugiato
zucchero a velo

Sbattere lo zucchero con 4 uova intere e 2 tuorli, unire il latte, la farina e la buccia grattugiata del limone. Cuocere per circa un’ora sempre rimescolando. Quando la pasta si staccherà dalla pentola versarla su piatti unti con un pò d’olio, livellando ad uno spessore di circa tre centimetri. Lasciar raffreddare, quindi tagliare a rombi di 5 centimetri di lato. Passarli nel bianco d’uovo sbattuto e nel pane grattugiato. Friggerli in olio bollente.
Posarli su carta straccia per asciugarli dall’olio superfluo e spolverizzarli con lo zucchero a velo.
Mangiarli… :D DD

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Spaghetti a vongole

7 febbraio 2009

1° metodo (valido anche per cozze o frutti di mare assortiti)

Inserire le vongole in un tegame con coperchio e metterle su fuoco vivace, girandole con un mestolo in modo che quelle di sopra finiscano sotto e viceversa.
Dopo pochi minuti saranno aperte.
Toglierle dal tegame, sgusciarle e metterle da parte.
Filtrare il brodetto.
In una padella (sufficientemente ampia per poi saltarci gli spaghetti) rosolare un paio di spicchi d’aglio (schiacciati a mano) nell’olio, quindi eliminarli.
Inserire dei pomodorini vesuviani dissemati (o in alternativa dei ciliegini siciliani) e lasciarli cuocere per una decina di minuti.
Dopodiché versarvi il brodetto delle vongole e farlo un po’ asciugare.
Solo a questo punto provare ed eventualmente aggiustare di sale.
Lessare degli spaghetti sottili (es. Barilla n° 5) in abbondante acqua salata; quando saranno cotti, scolarli e, dopo aver aggiunto le vongole al sugo, saltarli nella padella per una ventina di secondi.
Impiattarli e cospargerli con una spruzzata di prezzemolo fresco finemente tritato.

2° metodo (valido esclusivamente per le vongole)

In una padella (sufficientemente ampia per poi saltarci gli spaghetti) rosolare un paio di spicchi d’aglio (schiacciati a mano) nell’olio, quindi eliminarli.
Inserire le vongole e, sempre tenendo sul fuoco, farle aprire man mano.
Se qualcuna non volesse aprirsi, mettetela in un piatto e apritela con un coltello, facendo molta attenzione perché potrebbe contenere sabbia.
Quando tutte saranno aperte, versate un mezzo bicchiere di vino bianco e fatelo sfumare.
Se volete potete mettere dei pomodorini dissemati, altrimenti è pronto così e vi salterete gli spaghetti.
Impiattarli e cospargerli con una spruzzata di prezzemolo fresco finemente tritato.

3° metodo (valido esclusivamente per le telline)

Identico al 2° metodo, con le seguenti variazioni:
- Invece dell’olio mettete una cucchiaiata di sugna (strutto).
- Non mettete i pomodorini.

Impiattarli e cospargerli con una spruzzata di prezzemolo fresco finemente tritato.

Volendo (anche se sembra una bestemmia) potete grattuggiarci del pecorino romano).

Buon appetito.

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Rotolo di ricotta e spinaci all’ebraica

2 febbraio 2009

Dosi per quattro – cinque persone ( abbondanti)

Per la sfoglia
3 hg. di farina bianca
2 uova intere
1o2 mezzi gusci d’acqua tiepida con un po’ di sale

( se si vuole la ricetta meno leggera bisogna considerare 1 uovo per ogni etto di farina e quindi niente acqua)

Per il ripieno
1kg di spinaci
3hg. di ricotta
un bel po’ di grana gratuggiato
noce moscata
sale
1 uovo

Preparazione
Per il ripieno:
fare lessare gli spinaci, scolarli e strizzarli. Aggiungere un uovo, la ricotta, il grana, il sale, una grattatina di noce moscata e mescolare bene.

Preparare la sfoglia lavorandola per circa 15 minuti. Fare una palla e ungerla, appena appena, con un filo d’olio. Mettere la palla di pasta in una carta forno o in una pellicola trasparente, avvolgerla in un tovagliol e. lasciarla riposare per almeno 20 minuti.

Stendere la sfoglia, molto sottile, su una tovaglia infarinata. Stendere il ripieno su tutta la superficie della sfoglia. Arrotolare alzando i bordi della tovaglia e chiudere, schiacciandole, le estremità del rotolo.

Avvolgere il rotolo in un telo e chiuderne le due estremità con uno spago bianco.

Far cuocere in acqua salata, precedentemente portata a ebollizione, per 25 minuti a fuoco medio.

Togliere con delicatezza il rotolo dall’acqua, togliere il telo, tagliare il rotolo in fette abbastanza spesse.
Condire con burro fuso e parmigiano o con un sugo di pomodoro precedentemente preparato.

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